Lenin/Stalin – Il treno di Lenin di Damiano Damiani (1988) – Andreij Konchalovskij Il Proiezionista Ita (1991)


Il treno di Lenin è una miniserie televisiva italiana del 1988 diretta da Damiano Damiani.
In seguito alla rivoluzione di febbraio la Germania guglielmina intravede la possibilità di dare una svolta alla prima guerra mondiale, qualora Lenin rientrasse in Russia e rovesciasse il governo provvisorio, il cui capo effettivo era Alexander Kerenski, e chiedesse un armistizio alla Germania, in modo tale da svincolarsi dal fronte orientale e concentrare così lo sforzo bellico in occidente e in Italia.
Nel marzo del 1917 il Comando Supremo della Deutsches Heer organizza così un viaggio in treno per rimpatriare un gruppo di bolscevichi dalla Svizzera alla Russia post-rivoluzionaria. Fra i passeggeri vi è il leader bolscevico Lenin con la moglie Nadežda Krupskaja, la sua collaboratrice particolare Inessa Armand e il rivoluzionario Zinoviev.
La Germania concede il permesso di transito del vagone piombato, ossia una carrozza ferroviaria con porte e finestrini sigillati in modo da evitare qualsiasi contatto con l’esterno e che godeva dell’extraterritorialità.



Il proiezionista è un film drammatico del 1991, diretto da Andrej Končalovskij. Racconta la storia dell’ufficiale del KGB Ivan Sanchin (Tom Hulce), proiezionista privato di Stalin tra il 1939 e il 1953 (anno di morte del dittatore).
Il proiezionista Ivan Sanchin (che lavora al quartier generale del KGB), viene convocato d’urgenza al Cremlino poco dopo il matrimonio con Anastasia (Lolita Davidovich). Diventerà il nuovo proiezionista privato di Stalin e della sua ristretta cerchia, tra cui il capo della sicurezza di Stato Lavrentii Beria (Bob Hoskins).
Sanchin, che venera il dittatore come se fosse un dio, è molto emozionato e fiero per il suo nuovo lavoro che gli permette di restare sempre a contatto con il suo idolo e i dirigenti dello Stato. Nel frattempo i vicini di casa di Sanchin, i Gubelman, vengono arrestati e giustiziati con l’accusa di essere nemici del popolo: solo la piccola Katya è risparmiata. Anastasia, che è molto affezionata a Katya, è intenzionata ad adottare la bambina, ma scatena le ire di Ivan, timoroso di perdere il posto o, ancora peggio, di essere giustiziato. Anastasia decide di ignorare le preoccupazioni del marito e di rimanere almeno in contatto con la bambina, andandola a trovare all’orfanotrofio.
Nel 1941, Sanchin e la moglie sono costretti a seguire il terribile Beria e a trasferirsi per breve tempo negli Urali, a causa dell’invasione delle truppe tedesche. Anastasia viene trattenuta e sedotta da Beria, e diviene la sua amante. Rimandato a Mosca, Sanchin rimane per anni senza notizie di sua moglie. Dopo lungo tempo Anastasia, rimasta incinta, ritorna da Sanchin, che decide di riaccoglierla. Ma la donna, ormai psicologicamente distrutta, si toglie la vita.
Anni dopo la fine della guerra Katya, ormai diciassettenne, si rifà viva presso Ivan, che l’accoglie per onorare il grande affetto che per lei nutriva Anastasia, ma le loro strade si separano il giorno appresso. Solo nel 1953, durante i funerali di Stalin, i due si ritrovano e Ivan decide che d’ora in avanti si prenderà cura di Katya come una figlia.

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