la narrazione del senso ai tempi della pandemia e anche dopo (per un uso del web)

Come tutti i grandi accadimenti la pandemia, che avrà una lunga durata,
ci fa un regalo la possibilità di pensarci in modo diverso
tutte le cose normali che facevamo prima si rimescolano
e noi ci possiamo ripensare e ripensarci.
Per esempio possiamo estendere il concetto della parola cultura
prima vi era una distanza tra la vita di tutti i giorni e il nostro raccontare,
adesso il nostro fare cultura ha una nuova possibilità
le due cose possono diventate una.
Noi siamo direttamente produttori di cultura.
Hai una webcam, una macchina fotografica, un telefonino fai un video
leggi qualcosa, riprenditi, suona, riprendi una passeggiata in montagna e mettici qualche tua parola presa al momento, riprendi quello che vedi dalla tua finestra
riprendi il mondo attorno a te tutto questo è già qualcosa di creativo
anche il mondo di tutti i giorni può diventare creativo
fai un piccolo montaggio con un editor video (per esempio window movie maker)
se non hai la mia mail lascia un commento nel mio blog cosi potrò vedere la tua mail e mettermi in contatto con te
se hai un blog metti il tuo lavoro sul tuo blog
se ti va segnalamelo e sarò lieto di condividere con te le tue scoperte
altrimenti spediscimi i tuoi file audio e/o video
ovviamente sarai citato come autore, se vuoi mantenere la privacy basta che mi indichi il tuo nickname
questo invito è rivolto a tutte le lingue del pianeta in tale caso basterà allegare un piccolo testo traducibile con google traduttore in modo che si capisca quello che succede anche le cose più semplici sono immmediatamente interessanti
sono graditi solo apporti direttamente personali quindi non a carattere schematico o ideologico Da parte mia è in corso di definizione un contenitore dedicato su piattaforma wordpress.
per la spedizione degli audio video usa l’utility gratis wetransfer.com
ciao

a questo viene dato uno spazio apposito in questo blog a destra nella sezione categorie  al  tag : le vite degli altri
e anche nel blog dedicato:  le vite degli altri

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Hermann Broch, l’età dell’impotenza, vagando nel sentimento

Hermann Broch, l’età dell’impotenza, vagando nel sentimento

Pubblicato a cavallo tra il 1931 e il 1932 a Zurigo, I Sonnambuli (Die Schlafwandler) di Hermann Broch (1886 – 1951) è tra i più importanti romanzi del Novecento. Come lo definì Aldous Huxley alla sua uscita: “l’opera di un filosofo che è anche un artista di rara densità e purezza”, in questa trilogia Broch partendo dal 1888 per arrivare al 1918 con la fina della Grande Guerra, analizzerà il totale stravolgimento dell’impero prussiano, e con esso di tutta l’Europa, ormai colpito da una disgregazione di valori irreversibile e senza precedenti. Una crisi post nietzschiana che condurrà l’Occidente sull’orlo della catastrofe assoluta con i conflitti più terribili mai compiuti dal genere umano e che in realtà nei decenni successivi del dopoguerra non ha mai smesso di incrementarsi. I Sonnambuli per Broch sono il prodotto di quegli uomini-niente di cui parlerà anche T.S. Eliot, gli uomini marionetta di Kafka, gli uomini senza qualità di Musil, destinati a dominare il mondo. Da i Sonnanbuli probabilmente Roberto Bazlen trarrà quella sua frase secondo cui “un tempo si nasceva vivi per poi morire, mentre oggi nasciamo già morti e solo alcuni a poco a poco possono provare a vivere”.



di Luca Crescenzi

Il nichilismo, scriveva Nietzsche, non è altro che il metodo della decadenza, è cioè il processo di disgregazione dei valori che si impone quando lo sfaldamento degli istinti vitali ha smesso di essere solo una condizione dell’esistenza individuale ed è diventato il dato dominante di un’epoca della storia. Di fronte all’esaurirsi di tutto ciò che rappresenta un valore per la vita, restano soltanto possibilità di esistenza residuali declinate in chiave fatalistica o eroica: la prima possibilità qualifica la figura del nichilista attivo, che favorisce e accelera l’esaurimento dei valori dimostrandone l’inutile vuotezza.

La seconda distingue invece il nichilista passivo, colui che pur consapevole dell’impossibilità di scorgere anche solo in uno di quei valori l’espressione compiuta di una volontà di affermazione dell’istinto vitale, si arrocca disperatamente fra i bastioni della tradizione e resiste all’evidenza del nulla incombente simulando una solida fiducia in ciò che già da tempo conduce un’esistenza di simulacro o di fantasma.

Trenta incalcolabili anni
La prima grande rappresentazione narrativa di questa condizione dell’individuo moderno, posto davanti all’alternativa fra l’entusiastica bramosia del vuoto e la tragica resistenza all’inevitabile affermarsi di quel vuoto medesimo, si trova nei Buddenbrook di Thomas Mann e si dipana attraverso la storia della contrapposizione fra Christian e Thomas Buddenbrook, fra il nevrotico dissacratore di ogni eredità del passato e il tragico difensore di una tradizione familiare che pure, meglio di chiunque altro, sa indifendibile.

Nella trilogia dei Sonnambuli scritta fra il 1930 e il 1932, del cui primo volume, 1888 – Pasenow o il romanticismo, Adelphi pubblica ora una nuova, eccellente traduzione di Ada Vigliani (con un saggio di Milan Kundera, pp. 230, € 20,00) Broch ha dato la versione forse più profonda di questa condizione umana nell’età del nichilismo. I protagonisti delle tre parti di cui si compone l’opera intera, Pasenow, Esch e Huguenau, sono i prodotti di questa interminabile età dell’impotenza: un’età che racchiude trent’anni anni (dal 1888 al 1918) ma sta per un’unità di tempo incalcolabile e indefinita, che potrebbe non avere inizio né fine, poiché nulla può intervenire a mutarne le leggi. Anche questa, peraltro, è un’idea che Broch riprende da Nietzsche: il nichilismo, corrodendo qualsiasi valore, aggredisce ogni tentativo di costituire un argine alla decadenza, rendendo vano qualsiasi atto di pura e semplice volontà positiva.

Non è del resto un caso che l’anno in cui ha inizio la storia narrata dal romanzo coincida con l’ultimo della vita cosciente dello stesso Nietzsche: è una data simbolica che sembra indicare il momento a partire dal quale la diagnosi di ciò che la trilogia descrive è diventata possibile.

Pasenow, il protagonista del primo romanzo, vive infatti già pienamente la condizione di irresolutezza e impotenza che caratterizza l’uomo decadente, privo di una qualsiasi certezza costitutiva. Il senso dell’onore ha ucciso il fratello, la famiglia lo ripudia tacitamente senza arrivare a farlo in modo esplicito, l’eros si è ridotto a una faccenda equivoca o di convenienza e la sua stessa carriera militare è una tradizione stancamente portata avanti.

Il «romanticismo» a cui allude il titolo del romanzo è diventato una maschera ideologica dei vicoli ciechi di cui si compone l’insuperabile labirinto della decadenza e il sentimento è l’inadeguato strumento per mezzo del quale Pasenow cerca di orientarsi nella vita, finendo per imbrigliarsi in situazioni che non hanno vere vie d’uscita. È innamorato di Ruzena, un’aspirante attrice di varietà che si barcamena nel mondo dei locali notturni, ma esita a respingere la volontà familiare che lo vuole sposo della più «adeguata» Elisabeth, non meno vaga e insicura di lui. Nell’incertezza è fatalmente attratto dal razionalismo semplificatore dell’amico Bertrand di cui riesce a distinguere il mefistofelico cinismo, senza tuttavia avere i mezzi per sbarazzarsene: nella confusione anche una bussola fasulla è meglio di niente.

Il vecchio Pasenow sarebbe un padre perfettamente kafkiano se la morte in duello del figlio maggiore non lo avesse piegato, ragion per cui la tirannia che esercita sulla famiglia e soprattutto sul figlio assume un tratto patetico e senile che segna il suo destino. Questo scenario narrativo è il paesaggio epocale delineato dal romanzo, e non per nulla Pasenow ha, a un certo punto, l’intuizione che proprio il paesaggio trapassi nelle persone diventandone l’essenza più autentica.

In poco più di 200 pagine, Broch ha costruito un perfetto romanzo dostoevskijano in cui, però, non ci sono più verità trascendenti che possano rivelarsi all’improvviso con effetto salvifico. L’unico trionfatore in scena, alla fine, è Bertrand – la descrizione del cui destino è rimandata al secondo romanzo – ma solo perché è disposto a mutare continuamente i suoi obiettivi e i suoi desideri, assecondando con gli esercizi logici del proprio disincanto intellettuale la casualità degli eventi e la volubilità dei sentimenti altrui. Anche il suo razionalismo, d’altra parte, è una maschera non meno usurata delle vuote tradizioni abbracciate senza entusiasmo dagli altri personaggi del romanzo.

Esploratore del razioide
Come scrive Milan Kundera con la consueta, straordinaria lucidità nelle «note di lettura» in coda al volume, Broch non è certo un fanatico della razionalità, condividendo in questo una vocazione originaria della narrativa del modernismo europeo. I suoi romanzi, piuttosto – proprio come quelli dei suoi grandi modelli, da Joyce a Thomas Mann, da Musil a Kafka – cercano di illuminare l’aleatorio elemento casuale, contingente o occasionale che spinge gli eventi in una direzione anziché in un’altra, lasciando a colui che ne è l’apparente motore il dubbio sul perché delle sue decisioni e delle sue scelte.

Broch è, insomma, un esploratore – forse il più profondo che la letteratura di lingua tedesca abbia generato – di quella sfera che Musil chiamava «il razioide»: l’elemento non ancora razionale e non del tutto razionalizzabile, l’impulso, l’istinto o il moto sentimentale che accompagnano e disorientano il calcolo della ragione e lo mettono fuori gioco decidendo il corso delle cose.

Impareggiabile nell’osservare e analizzare le associazioni inattese, le pulsioni incongrue, i sogni, le suggestioni che finiscono per decidere le azioni e i destini degli uomini, Broch sa che la comprensione della storia e del mondo dipende dalla capacità di saper descrivere e analizzare nei suoi elementi costitutivi questa sfera opaca e ambivalente.

Valori in ombra
Nella loro apparente ordinarietà, i suoi personaggi sono figure fatali che prendono decisioni apparentemente inspiegabili, ma collegate da mille fili sottili a grandi tendenze intellettuali e politiche della storia: il romanticismo, l’anarchia, il realismo. È difficile per chi abbia un’idea precostituita di queste realtà riconoscerne i contorni nelle storie dei tre sonnambuli Pasenow, Esch e Huguenau. Ma la scommessa di Broch è quella di mostrare attraverso i suoi personaggi che i nuovi universali, i valori generati dall’età della decadenza e destinati a muovere le masse del futuro prendendo forma di ideologia o di movimento di pensiero, si annidano nell’ombra, nella sfera demoniaca di quella quasi razionalità che sospinge ciecamente gli individui e può diventare in qualsiasi momento il luogo d’origine di impulsi, passioni e deliri collettivi.

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H Rivoli Rianimazione Covid

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Changes – Day 12 — Claudio Turri

Changes – Day 12 — Claudio Turri
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Villeneuve Incendies

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Profeti di sventura — L’Agorà della Polis

Pubblichiamo l’Editoriale di Marco Tarchi su Diorama Letterario-354. Buona lettura! C’è stato un tempo in cui i futurologi (allora era un neologismo) andavano di moda. Conquistavano le prime pagine dei quotidiani e si faceva a gara ad intervistarli in radio o in televisione. Mancando internet, a nessuno era venuti in mente di battezzarli influencers e […]

Profeti di sventura — L’Agorà della Polis
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Alain de Benoist: «Perché Michel Onfray e la sua rivista, Front populaire, disturbano il pensiero unico…» — L’Agorà della Polis

Pubblichiamo la traduzione dell’intervista ad Alain de Benoist a proposito della Rivista politico-intellettuale “Front populaire”, ideata dal filosofo e saggista francese Michel Onfray. L’intervista è a caura di Nicolas Gauthier, firma di punta del magazine online bvoltaire.fr, pubblicata sul sito giovedì 28 maggio 2020. Buona lettura! Con il lancio della sua nuova rivista, […]

Alain de Benoist: «Perché Michel Onfray e la sua rivista, Front populaire, disturbano il pensiero unico…» — L’Agorà della Polis
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Il travaglio del tempo (ITA – FR- ENG – ESP)

marcellocomitini

Donatello, Maddalena, 1455 ca

Il travaglio del tempo
tesse in ogni mio gesto un’ombra
la rende sempre più vasta
come una nuvola gonfia di tempesta.
Squarcia il sapore della vita
si scaglia contro promesse folli.
Sentendola alle spalle mi chiedo
se sia un’ombra o un incubo.
La immagino ed è bianca
come le lenzuola di ogni notte.
Quando mi appare innanzi
la guardo in silenzio
e gli occhi le diventano rossi.
Vedo le sue mani magre
il suo cuore
un grappolo di pietre
sepolte dalla cenere.
Tracce di sale sulle labbra
che mi sorridono illividite
e schiudono le porte del lamento.
La lingua
pugnale sottile
i denti
aratri aguzzi
si staccano dal palato
mi penetrano nelle ossa
mi feriscono alle spalle.
Fingo d’ignorare la sua esistenza
ma lei insiste
ad accarezzarmi l’incerto
tremore delle mie mani.
È il senso che manca
– le dico – Ma non importa.
Le…

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Webcam di Branden Kramer, Stefan Haverkamp, ​​Jan Jaworski, Tom Kropp

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Les misérables – Complet

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