L’epico canto. Argo, il cane dell’eroe.

Clio

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Franklin Simmons – Penelope (1896)

Il canto epico è un qualcosa di veramente straordinario. Il poeta componeva dal vivo, conosceva l’intera vicenda, gli uomini, gli dei volubili, l’umana sorte e le gesta epiche degli eroi, ma ogni volta componeva una poesia diversa e per tenere in pugno il suo uditorio (ne andava del suo pane)doveva procedere per picchi narrativi sempre più elevati, senza poter indulgere in inutili descrizioni o chiarimenti. Prendiamo la “tela di Penelope”, il poeta crea un “topos”universale (ancora oggi per definire un opera mai è finita diciamo: “è come la tela di Penelope”)poi l’abbandona, non se ne sa più nulla. Ha raggiunto il suo scopo. Nel canto epico ogni picco narrativo è collegato a quello successivo da una linea ideale, un sentiero, l’unico possibile. La potenza della narrazione è tale che l’eco del poeta continua all’infinito: una storia semplice, un reduce, un vagabondo…

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