La doppia stagione

pensierosecondario

Vorrei odiare l’estate. Ma non è facile. Soprattutto perché è d’estate che ho imparato ad ascoltare di più e meglio. (La meteoropatia c’entra, ma solo fino a un certo punto).

L’estate per me è sempre stata almeno due stagioni in una. Iniziai a pensarlo durante l’età in cui le sensazioni acquistano contorni solidi, indelebili come parole in un vocabolario. Quindi da allora per me l’estate è così: doppia.

Da un lato era (è) la stagione della condivisione di spazi, tempi e temperature, quella dell’esposizione di sé agli altri, tra gli altri. Quella delle prospettive che si rinnovavano ogni giorno, ogni sera, con il loro respiro vasto e indifferente, irresistibile. L’estate era la stagione delle pareti di casa come rifugio temporaneo dalla canicola feroce. Ma quanto al resto bisognava uscire, obbedire al richiamo del gruppo, delle chiacchiere e delle birrette, delle cicale impazzite di luce, degli scambi di sguardi e fluidi…

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