Il libro più sfuggente: “Sentinella” di Marco Ercolani

La lanterna del pescatore

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Nella multiforme produzione di Ercolani -torrenziale autore di piccoli libri, poligrafo ossessivo che da anni porta avanti una perturbante narrativa apocrifa, una riflessione critica attenta alle “voci di confine” e una poesia tesa e sapienziale- Sentinella (Carta Bianca, 2011) svolge il ruolo del Giano bifronte. Alcuni lo annoverano tra i suoi libri di poesia, altri lo considerano un’opera aforistica o addirittura narrativa. Credo sia giusto accordare a questo libro minuscolo e denso il suo status reale: quello di un’opera di confine, frammentaria, irrisolta, sfuggente agli inquadramenti di genere e che sollecita il lettore a prender parte attiva al suo svolgimento. Se l’intera produzione ercolaniana può essere considerata un cantiere aperto, un laboratorio ove si sperimentano impossibilità letterarie in una tensione espressiva che è ricerca della ricerca e mai ricerca di un compimento, Sentinella è uno dei tentativi più radicali: è il luogo in cui l’inquietudine e l’impossibilità, anziché esser motori…

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