Il silenzio positivo

L'esageratOre

Non è vero che chi tace acconsente: chi tace, sta zitto,ricorda Francesco Nuti. Spiazzante, meraviglioso e vero. Oggi pensavo a un altro detto simile: nessuna nuova, buona nuova, e ho visto chiara l’enormità della cazzata che è. Parafrasando Nuti, nessuna nuova, chissà che succede. Mistero, silenzio, incognita, distacco, lontananza, cecità, assenza, mancanza. Eppure, la fortuna di questo detto sta nell’atavica associazione che scrivere (o comunicare in generale) abbia a che fare più col brutto che col bello: scrivo per sfogarmi, capirmi, lasciare memoria ai posteri, eccetera. Tutta roba allegra, insomma. Crescendo, soprattutto, questa cazzata del silenzio positivo prende sempre più spazio nella convinzione degli adulti che, tra mille pensieri e impegni incalzanti, se vale la pena comunicare qualcosa ai loro cari e amici danno la precedenza alle cose spiacevoli. Come fossero quelle che hanno più effetti su di noi. E ci perdiamo il meglio. Non comunicare il bello…

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Una risposta a Il silenzio positivo

  1. marcello comitini ha detto:

    Che il bello sparisca dall’orizzonte perché si comunicano solo le notizie spiacevoli mi sembra un’affermazione che non tiene conto dell’esistenza dell’armonia e della bellezza. Certo, perché le si conosca e riconosca, l’armonia e la bellezza devono essere comunicate. Ma esse non risiedono solo nelle cose piacevoli che a volte sono solo stupide leggerezze che nascondono il tacere, che è l’ignorare volutamente la vera essenza delle cose.
    Avendo letto altri pensieri di questo blogger, so che è d’accordo con me, ma questo che ha scritto pur avendo un inizio molto interessante si perde nello sconforto dell’ovvietà che confonde il bello con il piacevole e, peggio, con il consolatorio, come sforzo d’ignorare la realtà nella sua totalità che è antinomia, cioè coesistenza del male e del bene, del bello e del brutto, del piacevole e dello spiacevole.
    Allora direi che sarebbe opportuno sottolineare che ogni comunicazione debba saper dosare i diversi aspetti della realtà per giungere a un giusto equilibrio.
    Che poi ciascuno abbia il dovere morale e civile di presentare il bello e l’armonia, è tutta un’altra cosa e dipende da tanti fattori di cui il più importante è, a mio avviso, la cultura.

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