Quando ero morto

grafemi

Non mi è mai successo di sentirmi in dovere di aggiungere un qualsiasi tipo di spiegazione a uno dei miei racconti – se talvolta sono risultati ambigui, dal punto di vista morale, o sessuale, o antropologico, posso dire di aver fatto bene il mio lavoro. Quando si parla di Hitler, però (e questo racconto parla di Hitler: anzi, in questo racconto è proprio Hitler a parlare), diventa necessario premettere alcune considerazioni che io ritengo fondamentali.

A mio parere, il più grande errore che si può fare parlando di Hitler è considerarlo uno psicopatico malato di mente che, con la sua follia, ha trascinato una Germania e un’Europa innocenti nel suo più disastroso conflitto. Capisco che la tentazione sia forte: escludendo Hitler dal genere umano, riducendolo a una bizzarra, mostruosa anomalia, assolviamo tutti gli altri. Gli uomini, lasciamo sottintendere, sono fatti di una sostanza completamente diversa da quella di cui era…

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