Nessun indice per consultare la realtà

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Non poter dare un nome a qualcosa: difficile pensare ad un’esperienza più traumatica. L’atto del nominare è una forma di appropriazione, uno svelamento dell’oggetto, seppur parziale o imperfetto, un avvicinamento all’ente passibile di denominazione, una valvola di sicurezza etica. Ma se tutto-ciò-che-è sfugge alla determinazione, all’approccio terminologico, alla consacrazione nel verbo o nel gesto, allora il vuoto risucchia ogni possibilità di senso e l’angoscia si impadronisce dell’attore in scena: l’uomo. Nessun indice per consultare la realtà, nessuna speranza di condividere una visione.

Roberto Calasso nel suo ultimo saggio L’innominabile attuale sottopone a critica l’età dell’inconsistenza. Un’inconsistenza assassina. Il libro si compone di due parti principali, Turisti e terroristi e La Società Viennese del Gas, più una conclusione di poche pagine, Avvistamento delle Torri. Calasso, con la finezza intellettuale che lo contraddistingue, nelle battute iniziali individua gli anni Trenta quale decennio di svolta. L’avvento del Nazismo è…

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