La riscossa olandese, seconda parte: Amsterdam, emporium mundi

Lo Specchio di Ego

Di Andrea Carria

Nel primo articolo di questa rubrica dedicata all’Olanda del Seicento (consultabile qui), abbiamo incontrato i protagonisti della letteratura olandese del cosiddetto “periodo classico”. In quello di oggi ci immergeremo invece nelle strade delle città olandesi, cercando di immaginarci cosa vedessero gli scrittori e gli artisti dell’epoca quando si chiudevano la porta di casa alle spalle.

Prima di partire, è bene ricordare che nel secolo d’oro delle Province Unite le città ricoprirono un ruolo importantissimo e insostituibile. Ogni centro urbano era a capo di una propria rete commerciale che si era sviluppata grazie all’abbondanza di vie di comunicazione presenti sul territorio e a una campagna fortemente antropizzata dalla secolare opera di bonifica. I polders– questo il nome delle terre strappate alle acque del Mare del Nord – assicuravano raccolti abbondanti e diversificati, alla base dell’approvvigionamento delle città.

Vermeer-view-of-delft Jan Vermeer, “Veduta di Delft” (1660-1661), Mauritshuis, L’Aja

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