Cime Tempestose, un libro selvaggio da rileggere ancora, e ancora, e ancora

GRUPPO DI LETTURA

20190124_193041Era il 15 gennaio del 2007: è stato il primo post che ho scritto su questo blog (Perché gli uomini non leggono Cime tempestose) e questo mi rende questo romanzo ancora più caro. A maggior ragione perché è gennaio, e questo è un libro che va letto in inverno. Non perché sia freddo, tutt’altro. È un libro che brucia di passione, a volte ardente, a volte glaciale (come ogni amore che si rispetti) ma che non conosce mezze misure. Come la vita della sua autrice. Torno sull’argomento perché proprio oggi nelle pagine culturali di Repubblica è apparso un bell’articolo di Pietro Citati (pagina 28) che ne invita alla lettura. Lo definisce il romanzo più intenso, drammatico e fantastico dell’Ottocento inglese (probabilmente europeo). E aggiunge il commento di Chesterton:

Cime Tempestose avrebbe potuto essere scritto da un’aquila: la sopravvissuta di una specie di uomini-uccelli completamente scomparsi.

Ed è proprio…

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