Cioran nell’inferno della coscienza

lettereacioran cop

Scrivere un libro su Emil Cioran è scrivere su “nessun luogo” e niente. Inversamente per l’utopia che, per lo stesso scrittore di aforismi rumeno naturalizzato francese, significava condurre l’uomo da nessuna parte, così Nicola Vacca in questo splendido e misurato libello ci conduce sulle tracce di uno dei più grandi pensatori del novecento.

Se l’utopia era condurre l’uomo all’inferno delle sue illusioni, Cioran ne additava tutti i guasti e le miserabili cadute, il contrario ne è la vertigine ritrovata. Il massimo punto di caduta. Il disinganno. La fine di ogni possibile visione capace di salvare l’uomo da se stesso. L’uomo è nella sua caduta. Oppure, l’uomo è nella sua pochezza, nella sua impertinenza di pidocchio. Tutta l’opera di Cioran sembra, appunto, questa lucida distruzione per una sorta di pienezza pericolosa.

Prendere atto dell’inconvenienza di essere nati è l’infinita partita che si gioca con se stessi e che impegna, in…

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