Poetica del bianco e nero

L'Archipendolo

Nella fotografia cinematografica l’uso del bianco e nero – una alternativa meditata e voluta rispetto all’uso della pellicola a colori – è una scelta stilistica fortemente perseguita dai nostri migliori registi degli anni del secondo dopoguerra, nei decenni  ’50 e ’60 del secolo scorso.

Tanto è vero che per molti di loro, il passaggio dal B&N al technicolor costituisce una cesura, un salto non sempre in alto della cifra estetica e formale di quel cinema autoriale.

Dapprima, naturalmente furono la difficoltà di approvvigionamento del materiale, le ristrettezze, la penuria di produttori disposti ad investire, che indussero – per necessità contingenti –  i registi di Cinecittà alla pellicola in bianco e nero reperibile sul mercato. Sono rimaste proverbiali, nei manuali di storia del cinema, le avventurose peripezie di Roberto Rossellini o Vittorio De Sica per rifornirsi materialmente del prodotto filmico necessario a concludere le riprese dei loro capolavori neorealistici nella seconda metà…

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