IL CANTO DI SAFFO – Musicalità e pensiero mitico dei lirici greci: Poesia e verità, di Gabriella Cinti, Moretti & Vitali Editore

LA PRESENZA DI ÈRATO

canto-di-saffo_150Le Muse e la Memoria rappresentavano garanzia di permanenza. Quest’ultima, come ci illumina Détienne, riferendo anche la posizione di Vernant, in età arcaica era sacralizzata: non era solo il supporto materiale della parola “cantata”, ma conferiva «al verbo poetico lo statuto di parola magico-religiosa», in grado di provvedere all’ordinamento del mondo, un po’ come la recitazione del poema della Creazione, il babilonese Enuma Elis. La parola poetica conserva il mondo, come Pindaro dirà nelle Istmiche: «I mortali dimenticano tutto ciò che non trascinano sulle loro onde, i versi che danno la gloria, tutto ciò che non fa fiorire l’arte suprema dei poeti». Senza dubbio, anche dopo il declino della sua funzione liturgica nell’età micenea per una finalità politico-sociale di verità assertoria, il poeta rimane colui nella cui parola gli uomini si riconoscono. Il corpo della parola ellenica era considerato come qualche cosa di vivente, parte della physis (

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