nella età della nigredo – l’opera al nero di André Delvaux (1988 ) ita

La “nigredo”, conosciuta anche come “opera al nero”, è la prima e fondamentale fase di ogni processo alchemico.
Il processo della morte dell’Io cioè di tutti i desideri personali è l’Opera al Nero, la putrefazione.
Nel periodo della nigredo, ogni elemento materiale, psichico, spirituale, viene gettato in un luogo di putrefazione, per divenire lentamente parte di un “tutto” nero e indiviso.
Così come il seme, per dare frutto, deve morire e spaccarsi, ogni frammento materiale, per poter contribuire alla Grande Opera, deve prima essere abbandonato alle tenebre del suo sfacelo fisico, affinchè le impurità inizino ad abbandonarlo e l’intima natura degli elementi possa prepararsi per una profonda e successiva purificazione (“albedo”).
L’Arte della Nigredo identifica, quindi, la fase preliminare di introspezione sensoriale (presa di coscienza) dell’esistenza di fattori, elementi e complessi inconsci che ci fanno percepire le immagini come un pallido riflesso della realtà.



L’opera al nero è un romanzo storico di Marguerite Yourcenar del 1968, le cui vicende ruotano attorno alla figura di Zenone, un filosofo, scienziato e alchimista che l’autrice immagina essere nato in Belgio nel XVI secolo. Dal libro è stato tratto nel 1988 il film L’opera al nero, con Gian Maria Volonté nel ruolo di Zenone.

Zenone nasce a Bruges agli inizi del Cinquecento in una famiglia nobile, che lo avvia alla carriera ecclesiastica sotto la guida del canonico Bartolomeo Campanus. Il ragazzo, spronato dall’amore del canonico per la letteratura, si dedica con passione ai libri e allo studio, trovando nei classici strumenti utili al ragionamento ed allo sviluppo del pensiero, ma allontanandosi sempre più dalla dottrina cristiana. Dopo i primi tempi alla scuola di teologia, dove non ha difficoltà ad ottenere ottimi risultati, Zenone decide di partire per un viaggio senza fine in giro per il mondo alla ricerca di sé. Per mantenersi fa un po’ di tutto, ma la sua vera attività comprende medicina, filosofia, alchimia, ragione per cui si sposta di città in città e di corte in corte, alla ricerca di un nuovi saperi. Scrive di scienza e di alchimia, subendo sospetti e condanne a causa delle sue teorie, considerate ateistiche ed eretiche. Vive d’altronde in un’epoca in cui, tra riforma e controriforma, l’Europa è attraversata da forti tensioni religiose e il solo sospetto di eresia può portare al rogo; nel libro c’è un intero capitolo dedicato alla rivolta anabattista di Münster.

All’età di quarant’anni Zenone decide di tornare sui suoi passi e di trascorrere un po’ di tempo a Bruges sotto il falso nome di Sebastiano Theus. Qui incontra l’istruito e lungimirante priore dei Cordiglieri che gli offre un posto come medico presso l’ospizio del suo ordine. Il suo stato di immobilità e di monotonia del suo nuovo lavoro non gli fa rimpiangere la vita movimentata fino allora trascorsa, anzi è l’inizio di una nuova stagione della sua vita. Zenone continua la sua fervente attività intellettuale che però non si rivolge più alle grande tematiche ma alla riflessione sul rapporto tra il corpo e il mondo. Ne risulta un radicale distacco dalla propria particolarità umana, Zenone si immerge nell’oceano delle forme abbandonando ogni preconcetto filosofico. È in questo momento che Zenone capisce che si sta compiendo in lui l’opus nigrum ((LA) “opera nera”), ovvero la fase alchemica di spoliazione delle forme, della dissociazione degli elementi e di purificazione della materia: egli stesso è la propria opera, e deve attraversare la fase della ‘nigredo’ per purificare la propria sostanza dalle filosofie e teologie imperfette del suo secolo ed accedere così ad una diversa cognizione del mondo e di se stesso.

Una nuova svolta nella vicenda di Zenone avviene quando il priore dei Cordiglieri muore dopo una lunga malattia e con essa anche parte della sua copertura. Poco dopo un grave scandalo trapela dalle mura del convento: alcuni frati si riuniscono nottetempo in stanze sotterranee e insieme a una giovane conversa celebrano riti orgiastici. Uno degli adepti è frate Cipriano, aiutante nell’ospizio di Zenone che al momento di difendersi coinvolge il medico accusandolo di complicità. Il finto dott. Theus si trova allora costretto a rivelare la sua vera identità e con essa vengono ricordate tutte le imputazioni d’eresia che fino ad allora gravavano sul suo nome. A nulla gli valgono le sue tesi difensive e dopo settanta giorni di agiata prigionia, la sua fine è ormai segnata: Zenone dovrà morire sul rogo, da eretico. Ma la sera prima dell’esecuzione, la ferrea disciplina mentale mantenuta durante tutto il periodo del processo si spezza improvvisamente. Zenone allora decide di mettere fine alla sua vita di propria mano prima che gli diventi impossibile una fine razionale. La sua morte deliberata si tingerà, negli ultimi istanti dell’agonia, dei colori alchemici dell’ ‘albedo’ (bianco) e della ‘rubedo’ (rosso), adombrando la conclusione della sua opera umana e il passaggio ad una sostanza superiore.

Nel personaggio di Zenone si racchiude la sintesi dell’uomo rinascimentale e in particolare quell’esemplare di passaggio fra Medio Evo ed età moderna. Le teorie alchimistiche e quelle ermetiche sono un’eredità medievale che si intreccia alla modernità delle ricerche scientifiche, dello studio oggettivo dei classici e della posizione centrale dell’uomo. Per costruire questo complesso personaggio l’autrice si è ispirata alla storia reali di persone vissute in quei secoli come il chimico Paracelso, Michele Serveto, Leonardo dei Quaderni, Erasmo da Rotterdam e il filosofo Tommaso Campanella. Come tutti queste grandi personalità anche Zenone ha dovuto patire il fatto di anticipare il pensiero del tempo. La sua figura di martire si spiega durante il suo processo quando si accorge, discutendo con i teologi, « che non esiste accomodamento durevole tra coloro che cercano, pensano, analizzano e si onorano di essere capaci di pensare domani diversamente da oggi, e coloro che credono o affermano di credere, e obbligano con la pena di morte i loro simili a fare altrettanto » Il libro offre anche una visione ampia della società del tempo, la varietà dei personaggi spazia dalle famiglie nobili a quelle mercanti da figure religiose ad altre politiche e si incontrano anche personaggi di basso rango: protestanti, artigiani, mendicanti, prostitute. Il tutto crea un affresco complesso e dettagliato di cui solo Zenone è capace di avere una visione razionale.

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