L’incontro/scontro tra l’Occidente e il “culturalmente alieno” – Black robe (Manto nero) di Bruce Beresford (1991)


Nel 1634 in Quèbec il Padre Gesuita Laforgue, su disposizione dei superiori, deve risalire un grande fiume per miglia e miglia e raggiungere la Missione da tempo istituita presso gli Uroni. Lo accompagnano sulle piroghe il capo indiano Chonina, vari uomini (alcuni dei quali con la famiglia) e Daniel, un giovane francese che aspira al sacerdozio, ma che già sorride ad Annuka, la figlia del capo. Soprannominato “Manto Nero”, Padre Laforgue non sempre riesce ad avere rapporti facili con gli Irochesi che, quando il Gesuita promette il Paradiso, gli pongono non poche domande, naturali per la loro cultura e nella vita di tutti i giorni. Da questi contrasti nascono malumori e scetticismo che danno a Laforgue la misura delle grandi difficoltà del suo impegno che aveva scelto in Francia con grande gioia della madre, che sperava di vederlo santo. Mentre Padre Laforgue rimane deluso e colpito vedendo Daniel ed Annuka amoreggiare senza pudore, gli indigeni gli rendono la vita piuttosto dura e qualcuno già pensa di ucciderlo. Attaccati da altri selvaggi (la moglie di Chomina viene uccisa da una freccia e Laforgue fa appena in tempo a battezzarla), poi torturati, il gruppetto del superstiti riesce a fuggire durante una tormenta di neve, grazie alla ragazza che una notte si concede ad un guardiano per eliminarlo. Chonina, ossessionato da un brutto sogno (un corvo nero ed un’isola, dove vede arrivare solo quel diabolico Manto Nero), rifiuta di essere battezzato e, vaneggiando nella visione della dea della Morte, si abbandona a questa. Anche la giovane coppia decide di tornare indietro e il Gesuita arriva finalmente tutto solo al Villaggio degli Uroni, dove infuria una febbre contagiosa. Seppellito il più giovane dei Padri Gesuiti anche l’altro – un vegliardo – muore di freddo e di stenti. Affranta, la tribù vuole il Battesimo, confidando che esso sia una medicina risanatrice: Padre Laforgue lo dà a tutti, implorando Dio di salvarli.

“I ‘manti neri’ vorrebbero che Algonchini amici, come gli Irochesi nemici, come gli Uroni sull’orlo della conversione, rinunciassero alla superstizione dei sogni, alla poligamia, al cannibalismo; ma i nativi non afferrano il nuovo credo e si inseriranno legittimamente nelle loro tradizioni. Sino a scuotere nel profondo (ed è questo il senso del film) le convinzioni propagandistiche del protagonista, che tuttavia non rinuncia alla sua missione. Peccato che questi temi complessi non emergano con sufficiente chiarezza da un film a tratti monotono. Ma non mancano squarci suggestivi e situazioni forti; e almeno una sequenza d’antologia, quella della morte del capo Chomina (l’attore autorevolissimo si chiama August Sehellenberg), sullo sfondo di un’isola che aveva già visto nel suo sogno.” (Tullio Kezich, ‘Il Corriere della Sera’, 15 Marzo 1992)

“Un contrasto dagli echi fondi e di non facile rappresentazione su uno schermo specie quando, sulle tracce del romanzo, vi si aggiungono anche i turbamenti di un sacerdote indotto nel corso della storia, a porsi, sulla propria missione, interrogativi ansiosi fino al dubbio. Beresford, nonostante la guida di Moore. era troppo laico per interpretarlo in tutte le sue più giuste dimensioni. cosi molti suoi risvolti, spesso, girano a vuoto, anche con il rischio di essere fraintesi; qualcosa tuttavia resta e fa pensare nonostante, alla lunga, ad imporsi siano soprattutto i panorami selvaggi del Québec e le truci apparizioni di Irochesi dediti al taglio delle dita o degli scuoiamenti, con la gioia di terrorizzare gli avversari. Attenti, però, il film non e soltanto questo: sotto ci sono turbamenti e drammi dello spirito cui prestare orecchi attenti. Nel ‘manto nero’ di Padre Laforgue (per la storia, è il ‘Pallium Hispanicum’ dei Gesuiti del Seicento) c’è il canadese Lothaire Bluteau, già visto in ‘Gesù di Montréal’ di Denis Arcand: una maschera fine, attraversata da lacerazioni dure ma anche da luci intense: con scabra intensità.”

“Troppo calibrato e monocorde, adiacente ma lontano dalle travolgenti passioni etiche che animavano il conquistador Robert De Niro e il più bonario gesuita Jeremy Irons in ‘Mission’, ‘Manto nero’ soffre d’una colpevole inerzia narrativa e della mancanza di adeguate sollecitudini avventurose. Nei panni del protagonista, evidentemente adatto a ruoli mistici l’attore canadese Lothaire Bluteau già visto nell’intellettualismo ‘Gesù di Montréal’, per la regia di Denis Arcand.”

Annunci

Informazioni su glencoe

male 64 years old
Questa voce è stata pubblicata in antropologia. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...