Dissoluzione e dissolvimento

Stiamo assistendo infatti alla dissoluzionje e al dissolvimento di tutto ciò che fino ad ora sembrava grqnitico, naturale, indistruttibile.
Questo processo riguarda tutte le istituzioni e i valori della vita occidentale, tutta la struttura della relazioni, del lavoro, dello Stato.

di ALFONSO M. IACONO

L’immagine più nota di Bauman è la fluidità, più precisamente la liquidità che egli ha utilizzato per radiografare la nostra società contemporanea globalizzata in contrapposizione alla società solida del mondo moderno e del capitalismo moderno. Strana immagine e, nello stesso tempo, significativa. Il presocratico Eraclito utilizzò l’immagine fluida del fiume per dichiarare che “tutto scorre” e per dare al mondo il senso della dialettica e della processualità. Bauman, al contrario, usa il concetto di fluidità per interpretare il mondo contemporaneo nei termini di una liquefazione, di qualcosa che si scioglie senza dissolversi. Il suo atteggiamento critico è assai simile a quello dei grandi rappresentanti della teoria critica, Adorno, Horkheimer, Marcuse, Benjamin, tutti ebrei come lui, perseguitati dal nazismo e, nello stesso tempo critici, del capitalismo e dell’ideologia che lo contrassegnava.

Nel 1947 Adorno e Horkheimer pubblicano Dialettica dell’illuminismo, dove non fanno sconti al sistema capitalistico americano e in particolare alla ragione strumentale e alla filosofia utilitarista. D’altra parte, negli anni ’70, Michel Foucault parla del Panipticon, un sistema di vita che si instaura tra sorveglianti e sorvegliati e che ha come modello il carcere che, nello stesso tempo, punisce ed educa, cioè produce un sapere che è il risultato del potere. Non è il sapere a dare potere, ma, al contrario, è il potere a produrre il sapere. Un vero sistema di dominio che si nasconde nella società democratica. Rispetto ad Adorno, Horkheimer e Foucault, si può forse dire che Bauman ha rinnovato una critica del sistema capitalistico globalizzato alla luce dei cambiamenti avvenuti soprattutto negli ultimi anni. Per lui i temi del progresso e del lavoro sono saltati e con essi anche le forme possibili di trasformazione e di cambiamento legate a quel mondo. In alternativa alla società solida si è affermata appunto una società liquida, dove il tempo divora lo spazio e il senso collettivo si dissolve nell’affermazione dell’individualismo e del dominio crescente e apparentemente inarrestabile della sfera del privato sulla sfera del pubblico.

Bauman denuncia una simile dissoluzione, che peraltro è sotto gli occhi di tutti, così come denuncia la figura dell’uomo consumatore in un mondo dove i supermercati diventano i luoghi in cui si aggirano individui che non cercano relazioni con altre persone, ma rapporti con le cose, con i desideri che non possono mai appagarsi perché travalicano i bisogni e vengono cercati tra gli oggetti in mostra tra i banconi. Bauman era cosciente del fatto che uno dei componenti di questa liquefazione era la costante crescita della privatizzazione, con un conseguente mutamento del ruolo dello stato e il dissolvimento del rapporto fra persone. La sua morale era quella stessa di Emmanuel Lévinas, secondo cui l’io si dà all’altro prioritariamente, accetta l’altro senza chiedersi chi è. Ma ciò richiede un discorso sulla relazione tr. a le persone che la modernità ha cercato di distruggere e che la postmodernità liquida intende rendere superflua.

In fondo Bauman è il sociologo che ha interpretato criticamente nei mutamenti della società contemporanea ciò che era già in quella moderna e cioè il fatto che il rapporto tra gli uomini e le cose contano di più del rapporto tra uomini e uomini, che gli interessi sono prioritari rispetto alle

passioni, che anzi le stesse passioni si trasformano in interessi e in affari. Si è chiesto che fine abbia fatto nei liquami della postmodernità quell’uomo inteso come animale sociale che fu l’ideale di Aristotele, Marx, Durkheim e molti altri grandi maestri della filosofia e della sociologia.

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male 64 years old
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