Triangolo drammatico

si ringrazia perussia



Lo schema del Triangolo Drammatico (Drama Triangle) è stato formalizzato dallo psicologo statunitense Stephen Karpman in un articolo del 1968 (Fairy tales and script drama analysis)
Il Triangolo Drammatico viene solitamente inquadrato nel contesto dell’Analisi Transazionale e collegato al modello presentato da Eric Berne nel saggio A che gioco giochiamo? (Games people play, 1964)
Può essere considerato, in senso esteso, come un paradigma, o meglio come un copione interpersonale ricorrente, inscritto nella teoria psicosociale e della personalità, relativo ai ruoli ed ai giuochi di ruolo.
Il Triangolo Drammatico si riferisce alla interazione complementare tra due persone (A e X), ma prevede la presenza sulla scena di tre ruoli (o copioni di ruolo) principali:
La Vittima (X): persona cui le cose vanno male, si sente frustrata, è debole e incapace, non trova modo di sollevarsi, è sofferente, perseguitata, martire di qualcuno o di qualcosa
Il Persecutore: che agisce sullo sfondo, ma che in genere non è presente di persona nell’interazione tra A e X (talvolta si tratta di un’istituzione o di un’entità astratta), che esercita pressioni e coercizioni o che pone ostacoli, critiche, attacchi, disconoscimenti ecc che maltrattano e fanno sentire inferiore la Vittima
Il Salvatore (A): persona che sente una spinta profonda a correre in soccorso della Vittima, rendendosi utile con il fatto di proteggerla e di riscattarla grazie alle proprie migliori risorse e abilità, anche indipendentemente dal fatto che la Vittima glie lo abbia esplicitamente richiesto
Per un certo tempo, le parti in giuoco nel Triangolo Drammatico appaiono chiare: X si sente perseguitato e bisognoso d’aiuto, mentre A ritiene di stare fornendo le migliori risorse per salvarlo
Ma col tempo X continua a sentirsi ostinatamente inferiore, mentre A si sente oppresso dalla evidente incapacità di X a farsi salvare, così come dalla propria incapacità a salvarlo
A un certo punto: la inossidabile sofferenza di X diventa opprimente per gli infiniti sforzi di A
Per cui si realizza quello che Karpman chiama lo Scarto Drammatico:
X, che non sembra voler uscire dalla sua incancrenita inferiorità di Vittima, diventa il Persecutore di A, che si sente debole, incapace, frustrato e misconosciuto nel suo ruolo di Salvatore miracoloso, per cui diventa la Vittima di quello che aveva immaginato di salvare.
Non ci sono grandi verifiche sperimentali sul tema del Triangolo Drammatico, ma si tratta di un racconto molto efficace nel descrivere un percorso interattivo che si presenta in tante coppie relazionali
Alcuni, attorno a questo schema descrittivo, hanno sviluppato interpretazioni teoriche più o meno complesse sul vero significato di tutto ciò, in genere con l’intento di salvare sia A sia X, in virtù della propria superiore capacità (professionale) di fornire loro una chiara attribuzione delle loro vere intenzioni
Altri sottolineano la dimensione meta-comunicativa e quindi intrinsecamente paradossale del Triangolo Drammatico, per cui il modo migliore per risolverlo sarebbe solo quello di uscirne
Non pochi aspiranti (e talvolta attuali) operatori della relazione d’aiuto sembrano provare una forte attrazione per il Triangolo Drammatico, che per alcuni pare essere anche una motivazione di qualche importanza già all’origine della loro scelta professionale (magari di fare lo psicologo).

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