“Il figlio femmina” di Lina Raus, EdiLet, letto da Marco Onofrio

LA PRESENZA DI ÈRATO

figliofemmina_small Di Marco OnofrioLina Raus, psicoterapeuta di lungo corso, si cimenta a scrivere romanzi dove – trasformando il dolore in energia creativa – sublima la sua quotidiana esperienza professionale, riverberando gli echi dei casi raccolti dai pazienti e riversando materiali dai processi di guarigione innescati (giacché il paziente si cura da sé, con l’assistenza dell’analista). Sono operazioni letterarie sapienti e sorvegliate, che si giovano di una scrittura mimetica e polimorfica, ricca di pieghe e livelli simbolici, capace di aderire con efficacia all’esistenza endogena del pensiero per trovare un interessante punto d’equilibrio tra scienza e coscienza, psicanalisi e arte, narrativa e saggistica. La letteratura diventa dunque il contraltare della psicoterapia: un modo di ricomporre i frammenti del proprio lavoro, e quindi anche del proprio sé, in una sintesi evolutiva superiore. Con questo suo quarto libro, Il figlio femmina (EdiLet, 2014, pp. 148, Euro 13), Lina Raus accosta un tema di grande attualità: il

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