[frame] diamante nero di Céline Sciamma (2014)



Un ritratto sincero e non retorico dei sogni, delle aspettative, dei bisogni e degli errori da commettere che un’adolescente percepisce in modo tanto confuso quanto pressante
di Giancarlo Zappoli

Marieme ha 16 anni. Vive con due sorelle minori e un fratello maggiore che la controlla con atteggiamenti da padrone. La madre, che lavora come donna delle pulizie, è una figura assente dal contesto familiare. La ragazza non ha dei buoni esiti scolastici, ha già ripetuto una classe e non ha prospettive per l’istruzione superiore se non i corsi professionali. Cerca allora (e trova) solidarietà e protezione in un gruppo di coetanee pronte anche a sfide di strada per salvaguardare la loro reputazione di dure.
Dopo l’interessantissimo Tomboy Celine Sciamma torna ad affrontare il tema della ricerca di una propria via nel mondo e di un’identità in quel periodo della vita sempre più difficile che risponde al nome di adolescenza. Lo fa attraverso una banda di ragazze di colore evitando però tutte le scorciatoie e gli stereotipi che il cosiddetto cinema di banlieu ha disseminato sullo schermo nel corso degli anni. Suddivide la narrazione in capitoli, utilizza di preferenza carrelli, piani sequenza o camera fissa sfuggendo anche qui alla tentazione della camera a mano nelle sue varie declinazioni. Riesce così a offrire un ritratto sincero e non retorico dei sogni, delle aspettative, dei bisogni e degli errori da commettere che un’adolescente percepisce in modo tanto confuso quanto pressante. Con in più la presenza di un gruppo al femminile di cui vengono tratteggiate con grande sensibilità le diverse componenti tenendo però sempre al centro la necessità di mostrare come la fragilità di ognuna trovi una compensazione nelle altre. Marieme è un coacervo di domande inespresse e di affettività che cerca una propria definizione e, in questa fase, gli appartenenti all’altro sesso non sono di grande aiuto. Se il fratello passa dalla durezza alla comprensione per poi tornare ad affrontarla con moralismo maschilista, il primo amore sa essere dolce e comprensivo ma anche questo non è sufficiente per chi non può e non vuole sentirsi chiusa in anticipo nella gabbia, seppur dorata, di una quotidianità casalinga. Marieme cerca, cerca con fatica e proprio per questo dovrà lottare e soffrire con la dignità e la forza della donna che sta crescendo in lei.

diamante nero

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