vivere (qui e adesso) in tempo di guerra – Life During Wartime – Talking Heads LIVE


Heard of a van that is loaded with weapons,
packed up and ready to go
Heard of some gravesites, out by the highway,
a place where nobody knows
The sound of gunfire, off in the distance,
I’m getting used to it now
Lived in a brownstone, lived in the ghetto,
I’ve lived all over this town

This ain’t no party, this ain’t no disco,
this ain’t no fooling around
No time for dancing, or lovey dovey,
I ain’t got time for that now

Transmit the message, to the receiver,
hope for an answer some day
I got three passports, a couple of visas,
you don’t even know my real name
High on a hillside, the trucks are loading,
everything’s ready to roll
I sleep in the daytime, I work in the nightime,
I might not ever get home

This ain’t no party, this ain’t no disco,
this ain’t no fooling around
This ain’t no Mudd Club, or CBGB,
I ain’t got time for that now

Heard about Houston? Heard about Detroit?
Heard about Pittsburgh, P. A.?
You oughta know not to stand by the window
somebody might see you up there
I got some groceries, some peanut butter,
to last a couple of days
But I ain’t got no speakers, ain’t got no
headphones, ain’t got no records to play
Why stay in college? Why go to night school?
Gonna be different this time
Can’t write a letter, can’t send a postcard,
I can’t write nothing at all

This ain’t no party, this ain’t no disco,
this ain’t no fooling around
I’d like to kiss you, I’d love you hold you
I ain’t got no time for that now

Trouble in transit, got through the roadblock,
we blended with the crowd
We got computer, we’re tapping phone lines,
I know that ain’t allowed
We dress like students, we dress like housewives,
or in a suit and a tie
I changed my hairstyle, so many times now,
I don’t know what I look like!
You make me shiver, I feel so tender,
we make a pretty good team
Don’t get exhausted, I’ll do some driving,
you ought to get some sleep
Get your instructions, follow directions,
then you should change your address
Maybe tomorrow, maybe the next day,
whatever you think is best
Burned all my notebooks, what good are
notebooks? They won’t help me survive
My chest is aching, burns like a furnace,
the burning keeps me alive
Try to stay healthy, physical fitness,
don’t want to catch no disease
Try to be careful, don’t take no chances,
you better watch what you say

Versione italiana di Riccardo Venturi
16 agosto 2007

VIVERE IN TEMPO DI GUERRA

Ho sentito dire di un furgone pieno di armi
caricato e pronto a partire
Ho sentito dire di fosse comuni vicino all’autostrada,
in un posto che nessuno sa dove
Rombi di cannonate lontane,
ora mi ci sto abituando
Ho vissuto in una casa elegante*, ho vissuto in un ghetto,
ho vissuto dovunque in questa città

Questa non è una festa, non è una discoteca,
non è cazzeggiare in giro,
Non c’è tempo per ballare o pomiciare,
non ci ho tempo per questo, ora

Trasmettete il messaggio, a chi lo riceve,
spero che un giorno qualcuno risponda
Ho tre passaporti e un paio di visti,
non sapete nemmeno il mio vero nome
Su, su una collina, i camion stanno caricando
tutto è pronto per andar via
Dormo di giorno, lavoro di notte
potrei non tornare mai a casa

Questa non è una festa, non è una discoteca,
non è cazzeggiare in giro,
Non è il Mudd Club** o il CBGB***,
non ci ho tempo per questo, ora

Hai sentito di Houston? Hai sentito di Detroit?
Hai sentito di Pittsburgh, P.A.?
Eppure lo sai che non devi stare alla finestra,
qualcuno ti potrebbe vedere
Ho un po’ di schifezze e burro di arachidi****
per andarci avanti un paio di giorni,
Ma non ho microfoni, non ho cuffie
non ho dischi da suonare
Perché stare al college? Perché andare alla scuola serale?
Stavolta sarà differente
Non posso scrivere una lettera o spedire una cartolina,
non posso scrivere proprio un bel niente

Questa non è una festa, non è una discoteca,
non è cazzeggiare in giro,
Vorrei baciarti, vorrei stringerti
ma non ci ho tempo per questo, ora

Traffico incasinato, ho passato il blocco stradale
e ci siamo mescolati alla folla
abbiamo il computer, stiamo intasando le linee
e lo so che questo non è permesso
Ci vestiamo da studenti, ci vestiamo da casalinghe
oppure in giacca e cravatta
Ho cambiato pettinatura talmente spesso
che ora non so più cosa sembro!
Mi fai tremare, mi sento così tenero,
siamo davvero una bel gruppetto
Non ti stancare troppo, guido un po’ io,
dovresti dormire un pochino
Eccoti le istruzioni, segui le indicazioni
e poi devi cambiare indirizzo
Forse domani, forse domani l’altro
qualunque cosa pensi è la migliore
Ho bruciato tutti i miei quaderni, a cosa
servono i quaderni? Non mi aiuteranno a sopravvivere
Mi brucia il petto, brucia come una fornace
e il bruciore mi tiene vivo
Cerco di stare bene, allenamento fisico,
non voglio beccarmi una malattia
Cerca di stare attenta, di non correre rischi,
e stai attenta a quello che dici

di Tirza Bonifazi Tognazzi

Nel dicembre 1983 i Talking Heads si esibiscono al Pantages Theater di Hollywood. Jonathan Demme riprende il concerto e lo trasforma in un evento cinematografico (è il primo film musicale a impiegare la registrazione digitale in presa diretta) dove le canzoni della band newyorkese si fondono a una scenografia sviluppata in movimento. David Byrne è il primo a entrare in scena. Sul palco spoglio del teatro, con tanto di quinta in vista, il leader delle teste parlanti accende uno stereo portatile e armato di chitarra dà inizio allo show. Brano dopo brano si uniscono gli altri componenti della band che aggiungono, uno alla volta, il proprio tocco lasciando che la musica, da prima primordiale, aumenti di potenza e groove.
Stop Making Sense è considerato a oggi uno dei migliori esempi di film concerto insieme a L’ultimo valzer firmato da Martin Scorsese. Sebbene Demme non possieda la musicalità, il tempo e lo sguardo del regista di New York, New York, il lavoro svolto con i Talking Heads è raffinato e innovativo e mette in luce non tanto le proprie abilità come filmmaker quanto la personalità sfaccettata ed eclettica della formazione. Scegliendo di costruire – letteralmente – lo spettacolo man mano che il palco viene allestito, leader e regista adibiscono uno spazio-laboratorio dove poter liberare creatività ed estro. Benché il titolo provenga da un verso di “Girlfriend is Better”, l’imperativo incarna perfettamente un concerto anticonformista che gioca con il nonsense in favore di uno show che si sviluppa fuori dagli schemi. Sfruttando la natura art rock delle teste parlanti, il timbro funk della backing band e la scenografia scarna ma essenziale del concerto, Demme immortala Byrne e soci mentre danno vita a un live pulsante, ricercato e originale. La macchina da presa segue i movimenti senza sgretolarne l’essenza, soffermandosi se necessario sugli strumenti, sui volti e sui corpi, catturando ogni centimetro dello spazio che li incornicia. Le luci progettate da David Byrne e dalla specialista Beverly Emmons e la fotografia di Jordan Cronenweth contribuiscono a trasformare il palco in un luogo mutevole che si conforma al mood musicale e alle bizzarrie del frontman di cui il ballo dinoccolato in abito oversized rappresenta uno dei momenti più alti della scaletta. Il pubblico è lasciato ai margini fino alle battute finali, quando l’inquadratura si posa sulle espressioni degli astanti lasciando che si intraveda l’estasi per un concerto dove, al di là del titolo, tutto ha senso e tutto torna.

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