(voto 6,5) Pastorale di Otar Iosseliani (1975) CC ita

Otar Davidovič Iosseliani (rus. Отар Давидович Иоселиани, georg. ოთარ იოსელიანი; Tbilisi, 2 febbraio 1934) è un regista, sceneggiatore e montatore georgiano naturalizzato francese, fino al 1990 sovietico.

La recensione di Zarathustra

Film divertente ed emozionante ma non eccezionale che chiude il periodo in Urss di Otar Iosseliani. Un film che ricorda molto nello stile Jacques Tati, la comicità si basa sull’osservazione con dei picchi di poesia e di tristezza, come nel finale dove abbiamo la separizione tra due mondi che volevano scoprirsi anche solo per per spezzare il monotono vivere quotidiano. Il senso di quest’opera è lo studio del rapporto tra la città e la campagna (o meglio degli uomini che le popolano e delle loro abitudini), le loro differenze e i loro legami, in particolare vediamo che il rapporto di comunicabilità-incomunicabilità è espresso da una scena, a mio parere fondamentale, che racchiude in sè tutto il senso del film cioè, quando una sera uno dei contadini vuole suonare qualcosa dopo aver sentito una registrazione fatta nel pomeriggio e prende il suo strumento musicale (e ci vuole del coraggio a chiamarlo così!) simile, ma molto alla grande, ad un violoncello, una sorta di violoncello montato su alla svelta e che non ha praticamente niente a che vedere con quello che usano i musicisti ospitati. Il bello di questa scena che è, a mio avviso, poetica, comica e drammatica allo stesso tempo, sta nel modo in cui lo strumento viene suonato infatti, per suonarlo non usa l’archetto ma una piccola falce usata ne pomeriggio nei campi per mietere il grano! Oltre a questa scena stupenda ce ne sono anche altre di impronta surreale che già preannunciano quello che Iosseliani farà vedere nei suoi successivi film. Tra le altre scene importanti voglio ricordare quella in cui i contadini che stanno andando a lavorare vedono passare un treno con al suo interno dei borghesi di città che stanno andando chissà dove, sia i contadini che i borghesi si guardano con occhio divertito e curioso perchè i due mondi sono talmente lontani da sembrare strani e da creare stupore ma anche una curiosa partecipazione. Forse quello di Iosseliani è un richiamo ad un dialogo possibile tra borghesi e contadini, due mondi molto diversi ma che possono conoscersi e apprezzarsi a vicenda; nei film seguenti del maestro georgiano vedremo che le cose, in realtà, non potranno mai essere così.

A causa della censura, i suoi film sono stati più volte vietati nell’URSS, e ciò ha spinto Ioseliani ad emigrare in Francia nel 1982.
Il primo lungometraggio di Ioseliani, La caduta delle foglie (November (Giorgobistve)) (1966), vinse un premio FIPRESCI al festival cinematografico di Cannes. Successivamente, il film Pastorale (Pastorali), dopo la fine delle riprese nel 1976, non fu proiettato e sparì per diversi anni negli archivi sovietici; alla fine fu permessa solo una distribuzione limitata. Dopo il successo di Pastorale al Festival internazionale del Cinema di Berlino nel 1982, il regista lasciò l’Unione Sovietica e si rifugiò in Francia.
Nel 1984 girò in Francia I favoriti della luna (Les favoris de la lune); il film fu premiato nello stesso anno al Festival di Venezia e divenne un successo internazionale per Iosseliani. A Venezia ha ricevuto in seguito due altri premi: nel 1989 per Un incendio visto da lontano (Et la lumière fut) e nel 1996 per Briganti (Brigands, chapitre VII). Lunedì mattina (Lundi matin) vinse invece un Orso d’argento al Festival di Berlino del 2002.

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