#cicatrici (voto 6,5) La Cicatrice Intérieure di P. Garrel (1970)

film completo

Cicatrici
Lo schermo graffiato di Philippe Garrel
by Augusto Illuminati

Un impianto mitologico sullo sfondo della Foresta Nera. Il senso della vita, ascetico e mistico, ritrovato attraverso la solitudine. Un bilancio a caldo del ’68 che non ha ancora finito di parlare, nell’utopia di un cinema eretico e sperimentale, attraverso dolorose cicatrici.

Cicatrice intérieure, La – Cicatrici – Lo schermo graffiato di Philippe Garrel Finalmente sono riuscito a scaricare dalla rete La cicatrice intérieure, una copia traballante del film di Philippe Garrel (1971, uscito nel febbraio 1972), rimesso in circolazione a Parigi nel settembre dell’anno scorso, grazie al recente successo veneziano di Les amants réguliers, e disponibile anche su Amazon in versione molto migliore della mia. In fin dei conti Garrel ha sempre girato lo stesso film: una coppia e un bambino, che unisce (Les baisers de secours) o dissocia (Le révélateur) o colloca in un rapporto enigmatico proprio come nel caso della Cicatrice e della sua rivisitazione autobiografica (J’entends plus la guitare e altri). Una Sacra Famiglia scordata. Dopo la prima strepitosa incarnazione, che faceva del ribelle Stanislas il distruttore della coppia Laurent Terzieff-Bernadette Lafont in fuga nella Foresta Nera (si era appena infranta l’ondata del maggio 1968 e Garrel era alla ricerca dell’espulso Cohn-Bendit), la famiglia si ricostruisce venendo a coincidere con la grande triangolazione cui incessantemente ritornerà tutta la produzione dell’autore: Garrel stesso, Nico e Ari, il disconosciuto figlio di Alain Delon che per vari anni la cantante sballottò in giro per il mondo (indimenticabile presenza nei film girati da Warhol e Morrissey per le performances dei Velvet Underground, voce del Petit chevalier, riferimento di almeno due altri capolavori – My only Child e Ari’s Song, infine mediocre attore purtroppo più simile al padre che alla madre).

L’impianto è puramente mitologico: non c’è storia, ma associazione di immagini del trio, unito e separato sul fondo di una natura ancora più estrema della Foresta Nera di Le révélateur, di cui peraltro riprende i lunghi piani sequenza per carrellate lineari e circolari e la sovraesposizione ricorsiva che rende la luce protagonista. Decisivo e rarefatto il sonoro (Le révélateur era angosciosamente muto) quanto potente l’effetto visivo. La prima parte si svolge nel deserto tunisino (Chott-el-Jerid e montagne prospicienti), Nico piange e grida di non aver bisogno di nessuno, abbandona ed è abbandonata, ripetendo l’archetipo della sezione Nico crying sulla parte sinistra dello schermo bipartito di Chelsea Girls di Andy Warhol, 1967, Garrel se ne va, il piccolo Ari conduce via la madre a cavallo scavalcando di notte fuochi che si spengono. Nella seconda parte, che si svolge fra ghiacciai, cascate e geyser islandesi, arriva su una barca, come Tristano, il sublime Pierre Clementi nudo e barbuto, con la faretra in spalla – alter ego di Garrel o sfasciatore della coppia. Ari si crogiola, nudo anche lui, nella neve e il misterioso arciere gli offre il fuoco che ha prelevato sulla bocca di un vulcano. Mobile icona, Nico vestita da sacerdotessa presiede al rito tribale. In colonna sonora vari pezzi di Desertshore e König, pubblicata nel decennio successivo. La bellezza statuaria e disperata di Nico viene fissata come un paesaggio. Warhol l’aveva illuminata stroboscopicamente come un grattacielo. Non a caso erano entrambi discepoli di Godard, che aveva similmente trattato Anna Karina in almeno una scena di Une femme est une femme, 1961.

Garrel aveva avuto buon fiuto nello scovare, sotto l’apparenza frusta della rockstar maledetta, l’unica erede destinale e musicale della Lulù di Berg. I due si erano conosciuti a Roma, dove Garrel aveva anche subito un doloroso elettrochoc, ricavandone appunto quella cicatrice interna che ritroviamo nel titolo del film (testimonianza della stessa Nico, Barcellona 1986, due anni prima della morte, raccolta nel documentario Nico-Icon di Susan Ofteringer, 1995); vivranno qualche anno nel buio e gelido appartamento di rue Richelieu, Parigi 1° arrondissement, in solitudine parallela, a volte in ménage à trois, drogandosi da pazzi e girando insieme altri film sperimentali, compreso il commovente Les hautes solitudes, centrato sulla figura tragica di Jean Seberg, perseguitata dal Fbi e di lì a poco suicida. Un amore galattico, rievocherà Nico dopo la separazione. Per strana coincidenza, appena finito il film e prima ancora che uscisse nelle sale, Clementi, simbolo della contestazione, ritornò a Roma dove fu arrestato per droga e passò 18 mesi fra Regina Coeli e Rebibbia. E non c’erano ancora le olimpiadi invernali e il maxi-emendamento Fini collegato…

Clementi commenterà così il film « Nous avions voulu montrer comment la solitude qui, par l’ascétisme et le mysticisme, tend vers la mort comme libération, peut aussi ouvrir sur le salut : la fraternité des esprits créateurs, l’unité dans l’action, le progrès. Que l’homme initié, qui a réussi à se libérer lui-même par la solitude et par les rites, peut retrouver le sens de la vie… ». Le utopie del ’68 erano versate nello spirito. Nico diverrà nei grandi e terribili anni ‘70 la musa della sovversione e della delusione, dissacrerà la cattedrale di Reims nel concerto del 1974, canterà Das Lied der Deutschen in memoria di Andreas Baader all’indomani di Stammheim, celebrerà nel cover morrisoniano The End la fine di una generazione, correrà verso l’autodistruzione senza cessare di essere la più alta creatrice di musica del secolo scorso. Le barricate di fuoco che aprono Les amants réguliers e l’anacronistica citazione di Vegas a metà film innervano il ’68 finalmente rievocato in modo esplicito da Garrel.

Dopo la fase sperimentale e allegorica, molto tipica dell’estetica del gruppo Zanzibar, estrema sinistra della Nouvelle Vague, Garrel strutturerà moduli più narrativi, riprendendo il materiale mitologico-biografico con una infinita riflessione sulla storia vissuta con Nico, l’ossessione della droga, il desiderio di un figlio proprio (arriverà il bel Louis dei Dreamers di Bertolucci e naturalmente di Les amants réguliers), il bilancio del 1968. E continuerà come prima a lavorare a basso costo per mancanza di finanziamenti, girando in un unico getto, senza ripensamenti, e utilizzando come attori sé stesso, le numerose compagne da cui è stato confortato a spettrale immagine della perduta Nico, il padre, il grande attore Maurice, il figlio Louis che mano a mano veniva su, conquistando lentamente visibilità fra gli appassionati, i festival e infine più faticosamente nelle sale.

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