la bellezza è non dimenticare

estratto dall’articolo di Katia Riccardi

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Il punto d’incontro era la bellezza.
Difendere la bellezza senza ostentarla, senza imporla ma mantenendone il mistero e la possibilità di ricordarla.
Alla fine di un nesso non c’era bisogno. La bellezza ha diverse forme, l’intento resta quello di non sprecarla, di non perderla con scudi e scuse di crisi, decandenza, o paura.
Tutto ciò che è degno di essere ricordato.
Il resto è il “dimenticabile”.

La bellezza va difesa, perché se anche non fragile, resti modesta.
Gli esseri umani sprecano la vita troppo spesso nel dimenticabile.
La bellezza è anche imponibile non importa che sia “possibile.

Bellezza. Nella nostalgia, nella paura, nel passare del tempo. Perfino nelle macerie. Che non sono rovine, ma prove, pezzi di qualcosa che non si sono lasciati dimenticare. E restano nei quadri così come nelle pellicole, perfino nei buoni propositi.

La nostalgia che resta a chi ci cammina in mezzo e ci convive.
Se c’è una nostalgia è per la rinuncia che ha fatto il nostro Paese sulla frequentazione del mistero. E’ come se avessimo rinunciato a misurarci con quello che ci riusciva meglio.
E questa diffidenza generale sul futuro. E si ha la paura che fa dimenticare l’arte così come la scienza.
Una alimenta il mistero, l’altra tenta di dargli una spiegazione logica. Purtroppo oggi artisti e scienziati in Italia tendono ad essere manipolati.

L’ultimo quadro a passare nel grande schermo allestito nel salone è La fornarina di Jean-Auguste-Dominique Ingres (1780–867). L’amore che vive nell’assenza, l’amore che resta desiderio inappagato. Che vive, come spiega Di Monte, “sulla struttura dell’ombra”.
Perché la bellezza se ritrovata, o non perduta, resti la differenza tra il non dimenticato e dimenticabile. La vera battaglia è questa, la grande bellezza delle piccole cose che valgono il senso di un’esistenza.

Non è importante Il nesso che c’è tra un quadro e un film resta nel momento in cui si guarda.
Personale e senza tempo, perché ognuno ha della bellezza una propria percezione. Può partire dal sollievo, così come dall’insofferenza e dal fastidio. Ma resta riconoscibile, e per questo indimenticabile.

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