E’ la Casta, stupidi

Di Claudio Forleo | 02.11.2013 10:40 CET

Il potere logora chi non ce l’ha recita uno dei più celebri aforismi di Giulio Andreotti (che cita a sua volta Talleyrand), uno che il potere lo ha maneggiato per mezzo secolo, arrivando a stabilire “un’autentica, stabile e amichevole disponibilità verso i mafiosi”.

C’è chi vuole conservarlo, chi lo ha utilizzato e lo utilizza per assicurarsi che qualcosa di oscuro non venga a galla, chi rischia di vederselo scivolare fra le mani. Il potere in Italia si difende spesso alzando la cornetta. E ci si chiede perchè è così importante per la Casta limitare l’uso delle intercettazioni…

Silvio Berlusconi chiama in Questura per ottenere il rilascio di Karima, in arte Ruby Rubacuori, accusata di furto. Secondo il Tribunale di Milano che lo ha condannato a sette anni commette il reato di concussione. L’allora Presidente del Consiglio telefona sostenendo la “colossale balla” (il pm Boccassini durante la requisitoria) della ‘nipote di Mubarak’. Una farsa entrata in Parlamento, in cui gli scudi umani del potere qui rappresentato da Berlusconi si immolano e sostengono in Aula la magnifica bugia. Tutto per coprire “un sistema prostitutivo organizzato per il soddisfacimento sessuale di Silvio Berlusconi”. Il potere e i suoi riflessi si muovono per prevenire uno scandalo che segnerà l’inizio della caduta di B.

Cosa sia successo sulla linea diretta che collegava l’utenza di Nicola Mancino al Quirinale, possiamo saperlo solo in parte. Ci manca il passaggio più interessante e imbarazzante, le quattro telefonate fra l’ex ministro imputato per falsa testimonianza e il Presidente della Repubblica. Napolitano ha chiesto e ottenuto la distruzione di quelle telefonate, in barba alla legge e al contradditorio fra le parti. Ma sappiamo cosa dice Mancino allo scomparso Loris D’Ambrosio. “Vorrei evitare che venisse accolta l’istanza di un ulteriore confronto con Martelli che dice colossali bugie”. Sappiamo cosa gli risponde D’Ambrosio: “il Presidente si è preso a cuore la questione….qui il problema che si pone è il contrasto di posizione oggi ribadito pure da Martelli… e non so se mi sono spiegato (…) la posizione di Martelli… tant’è che il Presidente ha detto: “Ma lei ha parlato con Martelli?”… eh… indipendentemente dal processo diciamo così”.

D’Ambrosio si spiega benissimo. Da quando le intercettazioni tra il consigliere giuridico del Quirinale e Mancino sono state rese pubbliche il Capo dello Stato non ha mai smentito quel ‘il Presidente ha detto’, in cui sembra che dal Colle arrivi persino il suggerimento di concordare una versione di comodo con Martelli. In questa circostanza l’obiettivo di un vecchio membro, evidentemente ancora influente, della Casta è stoppare quei ficcanaso che a Palermo indossano la toga e indagano sulla trattativa Stato-mafia, la lunga gestazione che sfocerà nella Seconda Repubblica.

Il ‘caso Cancellieri’, se messo a confronto con due precedenti del recente passato, appare ben poca cosa. Non ci sono reati, anche perchè le telefonate non avrebbero influito sulla decisione di concedere gli arresti domiciliari a Giulia Ligresti ( i funzionari del Dap ‘spiegano’ al ministro della Giustizia (!) che c’è una corretta procedura da seguire). Non c’è niente di oscuro o particolarmente torbido da nascondere (l’amicizia con i Ligresti è nota da anni), ma sono indice di una radicata mentalità .

“Per qualsiasi cosa possa fare conta su di me” dice il ministro alla compagna dell’immobiliarista Salvatore Ligresti, il padre di Giulia. Questa poi chiamerà Antonino, fratello di Salvatore, proprio per ‘attivare’ “la nostra amica”. L’amica-ministro chiama il Dap e poi invia un messaggio a Ligresti: “ho fatto la segnalazione”.

Quando la Casta viene ‘beccata’ e si scatena il can-can mediatico, la reazione sfiora l’incredulità (mascherata). Berlusconi intervenne con la Questura “solo per evitare un incidente diplomatico”, Napolitano autogarantiva sull’ “assoluta correttezza del comportamento della Presidenza della Repubblica ispirata soltanto a favorire la causa dell’accertamento della verità anche su quegli anni”, la Cancelleri “aveva fatto il suo dovere”.

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