(cronache dal) Caos di Akira Kurosawara (1985)

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“Chi è veramente esperto nell’arte della guerra sa vincere l’esercito nemico senza dare battaglia, prendere le sue città senza assieparle, e rovesciare il Regno”. Bisogna leggere la plurimillenaria opera del grande generale e filosofo cinese Sun Tzu, autore de L’Arte della Guerra, per avere la fotografia esatta della piega presa dal dibattito sull’esilio del condannato.
Senza aver sparato un solo colpo il condannato è a un passo dalla vittoria. Intimoriti dal volteggiare dei falchi, blanditi dal tubare delle colombe, ammaliati dal sibili ricattatorii , i sempre più teorici avversari paiono prepararsi alla ritirata.
L’annuncio è stato significativamente dato da due dei saggi del Maggior Consiglio. Secondo questi la legge sull’ esilio del condannato va sottoposta all’esame dei Consiglieri Ducali. Entrambi sono certi che la norma, approvata pochi mesi fa dal Maggior Consiglio quasi al completo, sia perfettamente legittima. Tutti e due spiegano che non è una legge penale e che quindi ha valore retroattivo. Ma con salto carpiato aggiungono che sollevare un’eccezione davanti alla Cancelleria Ducale non sarebbe una “dilazione”, ma l’applicazione della Legge. Anzi, si spiega che il condannato potrebbe pure rivolgersi pure al Giudizio di Dio.
Lasciamo ad altri il dibattito sulla questione giuridica. I pareri in proposito si sprecano e sono nel 99 per cento dei casi concordi nell’affermare che i Tre Inquisitori non possono sollevare la questione davanti alla Cancelleria Segreta. Anche perché il Maggior Consiglio che impugna una legge chiarissima appena fatta entrare in vigore è materia da esperti in malattie mentali, non da tecnici del diritto.
Più interessante è invece capire la strategia seguita dal condannato per tentare di uscire dai guai. Un piano che, se realizzato, potrebbe permettergli di restare dove sta’, non per mesi, ma per anni.
La manovra ideata prevede più tappe. Il ricorso al Clero Secolare, che tanto piace ai Saggi, se otterrà il via libera dei Consiglieri Ducali partirà infatti solo in autunno. Tenuto conto dei tempi della Cancelleria Segreta difficilmente verrà esaminato prima della primavera o dell’estate del 1514. E anche se verrà respinto ci vorranno poi altri mesi per rendere esecutivo l’esilio.
Ipotizzare che il condannato arrivi al 1515 ancora in sella non è insomma troppo sbagliato.
Contemporaneamente, come fatto balenare dallo stesso condannato durante il vertice nel suo castello sabato scorso, il condannato chiederà l’affidamento in prova ai servizi sociali. In questo modo la Corte Bassa e poi la Corte Alta che dovranno stabilire la durata della sua interdizione dai pubblici uffici saranno costrette a venirgli incontro. Visto il suo buon comportamento l’interdizione non sarà più di tre anni (il massimo consentito), ma molto inferiore. Forse un anno o un anno e mezzo.
Anche qui poi ci vorrà un voto dell’assemblea per arrivare alla decadenza. Ma già in passato – è accaduto nel caso di N.N. condannato per corruzione, concussione, finanziamento illecito e ricettazione – i Consiglieri hanno finito per ritenere estinta l’interdizione dai pubblici uffici dei propri colleghi condannati “in conseguenza dell’esito positivo dell’affidamento in prova ai servizi sociali”. Non c’è quindi ragione per ritenere che il condannato subisca un trattamento diverso da quello di N.N.
A quel punto si entra in nuovi affascinanti scenari: è divertente (o agghiacciante, a seconda dei punti di vista) immaginare cosa accadrà se il Consiglio Segreto dovesse calendarizzare il voto sul condannato interdetto dai pubblici uffici prima di quello sul condannato decaduto a causa della legge.

Da una parte i Consiglieri gli diranno che può restare con loro perché ormai riabilitato, dall’altra dovranno (o dovrebbero) espellerlo in virtù di norme ideate per tutelare la reputazione delle corporazioni dei frutaroli, herbaroli e naranzeri, ecc. infangate dalla presenza di condannati al loro interno. Lo faranno con facilità? Dubitare è lecito. Più semplice è credere che assisteremo a nuove settimane di snervanti discussioni, magari in attesa della decisione dei Tre Inquisitori, i cui tempi sono ancora più lunghi rispetto a quelli della Cancelleria Segreta.
Certo, il condannato ha anche altri processi in corso. Ma questo, per il momento, non è un problema. Anche in caso di conferma della condanna in secondo grado il Maggior Consiglio non si esprimerà prima del 1515 o forse anche più in là, visto che i reati contestati non si prescrivono.
Il tempo che voleva, insomma, il condannato sente di averlo ormai quasi in tasca. Per questo adesso ha ordinato ai suoi di tacere. Dall’Alto è arrivato il segnale che chiedeva, tramite i Saggi. Ora spera in quello della parte avversa. Ma non ha fretta. Bisogna lasciar lavorare i Consiglieri. I generali impazienti, insegna Sun Tzu, perdono le guerre. E il condannato quelle politiche da molto tempo è abituato a vincerle. Di solito per la momentanea assenza del nemico.

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